Siamo circondati.
In ogni dove troviamo esseri che hanno annullato il pensiero; sono quelli che fanno ciò che gli altri gli dicono di fare.
Sembrano individui senza cuore o perlomeno incoscienti di averne uno, senza originarità, incapaci di agire secondo coscienza.
Bollas, nel suo libro “l’età dello smarrimento”, li definisce ‘esseri normopatici’, conformi al sistema , uomini che rispondono come il sistema vuole, così terribilmente vicini all’ia.
Siamo perseguitati dalle immagini e, quando è così, non c’è più niente di ‘mio’, se quel ‘mio’ è una virtù, una passione, un modo di emozionarci.
‘Mio’ è il dialogo, le esperienze tra persone reali, che si incontrano che si parlano, che si guardano , che sono nude, le une davanti alle altre.
‘Mio’ è leggere una poesia e trarne un pensiero originale.
Tra pochissimo uscirà il mio album, chiamiamolo disco, nato anche da un bisogno di ribellarmi ad una musica e ad un modo di fare musica che non ha niente a che fare con l’emozione, con la passione e l’autenticità.
Ci saranno colori forti, amore e melodia, qualcosa di simile a quando mi ritrovo ad ascoltare le uniche radio che meritano.
E allora sì che vale la pena lasciarsi andare, avvolgere, trasportare da una canzone.
La musica di oggi, quella che tentano in continuazione di propinarci in ogni dove come se fosse l’unico cibo insapore e disgustoso a cui tutti dobbiamo abituarci non si sopporta più.
L’ unica via di fuga è cercare disperatamente melodie antecedenti ad almeno dieci anni fa, salvo qualche rara eccezione.
In un certo senso non mi piegherò mai alla normopatia perché sempre alla ricerca del bello, del sogno, del vivere la vita cercando il meglio.
In quanti mi leggerete amici miei, in questo momento in cui la velocità è più importante della riflessione? Chissà…



