Caro Dio

“Caro Dio, intanto volevo ringraziarti per avermi reso onnipotente come te. Se io rido tutti ridono, se invece piango, tutti si arrabbiano e litigano tra di loro.
È bello dove vivo, colori e profumi allietano il mio tempo, e poi ho due amici che ogni giorno mi sperleccano la faccia e da poco ho capito che no, non sono uno di loro perché non sono ricoperto di peli e posso alzarmi in piedi.
Da quando sono nato ho incontrato giganti buoni e voci squillanti di tutti i tipi che ridevano con me, facendomi sentire speciale.
Ora però devi spiegarmi perché, proprio sul più bello, proprio quando ho iniziato a capirci qualcosa sono tutti spariti. Perché qui non c’è più nessuno? Intendo oltre a mamma, papà e Iaia?
Ieri ho camminato per la prima volta. Vorrei che tutti vedessero come sono bravo.
Sai Dio, quando ero più corto di adesso facevo dei bei giri in macchina impacchettato sul seggiolino, sentivo il rumore del motore e vedevo i supercolori veloci sfrecciare fuori dal finestrino. Era divertente. E quasi quasi riuscivo a guardare negli occhi i giganti seduto sul carrello della spesa e loro mi sorridevano sempre quando incontravano il mio sguardo.
Poi c’era un posto in cui Iaia si trasformava in scimmia e, appesa a un nastro colorato, faceva le capriole. Credo la chiamassero palestra, c’erano bimbe che ballavano vestite da caramelle e i bimbi con una specie di pigiamino bianco che giocavano alla lotta.
Anch’ io vorrei tornare a fare le capriole, non dall’ altalena, magari dallo scivolo, ma quelli non si vedono più da un po’.
Da quando ero nella pancia ho sempre sentito la musica di mamma e papà.
Poi sono nato e dalla carrozzina sentivo una bella musica e le persone che battevano le mani, forse perché erano felici.
Poi non è più successo.
C’è qualcosa di strano. Forse la musica è stata mangiata da un lupo, come cappuccetto rosso. Come la nonna.
A proposito di nonna, Dio, per favore, questo è davvero importante, puoi aiutare lei e il nonno ad uscire dalla scatoletta piatta e nera che s’ illumina in continuazione? Mi ricordo il morbido abbraccio della nonna, il suo profumo, la borsa da cui uscivano sempre un sacco di sorprese. Ora però i nonni sono piccoli e piatti, non c’è nulla di loro se non un’immagine piccolina, la voce a scatti, e sembrano molto più grigi e stanchi.
Caro Dio liberali presto perché credo tu sia più bravo di me, io sono ancora molto piccolo, anche se dicono bello e simpatico.
Un’ ultima cosa, ho imparato a fare le pernacchie, ma che cos’è un artista senza il suo pubblico? Quando potrò fare una pernacchia ad un altro mio simile?
Una volta l’ho fatta a una signora ma lei si è davvero spaventata. E io che credevo di fare una cosa divertente.
Se vuoi sentire la mia pernacchia e dirmi cosa sbaglio vieni a trovarmi, così ti presento gli amici pelosi e giochiamo un po’ insieme.
Si chiamano Gianni e Gandhi, per loro non è cambiato granché, e meno male che ci sono, almeno la mamma può dire che esce di casa per fargli fare la pipì”.

(Lele, 2 anni)


“Caro Dio, mi sento un po’ sola in questo periodo e la mamma mi ha detto che quando sto così posso parlare con te.
Poco tempo fa la maestra ci ha letto una favola di Oscar Wilde dal titolo ‘il gigante egoista’; è la storia di un signore grande e burbero che non ama i bambini, gli schiamazzi, la loro grande energia e quindi impedisce loro di giocare nel suo bel giardino che chiude con un muro invalicabile.
Ecco, non so se sei stato tu oppure il Re Virus ma voglio dirti che chiuderci in casa non è una bella cosa. Nella fiaba il luogo senza bimbi diventa freddo, triste e spoglio, proprio come l’ inverno che ora è tornato. Se vogliamo la primavera e i fiori bisogna che i bimbi tornino a scuola perché tu dovresti saperlo che il mondo ha bisogno di noi.
Altrimenti i cuori di tutti diventano grigi.
Mi mancano tanto le mie amiche del cuore.
Lo so che qualche volta ti ho detto che la scuola era noiosa ma così è molto peggio. Mi hai sempre preso così sul serio, anche quella volta che ti ho chiesto una sorellina e un Cicciobello e tu hai unito le due cose ed ecco che è arrivato quel cicciobombo di mio fratello che mangia in continuazione e fa una cacca puzzosissima, molto di più di una bambola.
Dado è ovunque e c’ è sempre, un po’ come i compiti, come le raccomandazioni, come i ‘no’ e come le verdure, e poi è sempre tra me e la mamma. Non posso neanche più andare a pattinare con lei al parco.
L’anno scorso c’è stato un carnevale pieno di gente, carri, stelle filanti e dolcetti e tutti i bimbi erano felici e vestiti da carnevale
Quest’anno invece non si è fatto nulla e un signore che si chiama sindaco ha deciso di togliermi anche i coriandoli perché dice che sono pericolosi, ma a me sembrano solo carta colorata che svolazza nell’aria e fa allegria.
Cosa vuoi che ti dica, gira voce di un virus incoronato, si dice che sia ovunque, ma a lui i bimbi non piacciono e quindi non devi preoccuparti, in genere rincorre dai signori molto anziani e un po’ malati e credo che forse bisogna che loro indossino la mascherina per proteggersi, non io che sono piccola. Credo proprio che al Re Virus non piacciamo né io né Daniele, lui sono mesi che mangia tutto ciò che trova a terra, lecca le panchine, le manopole e tutto ciò che incontra e io, ma non dirlo a nessuno, io a volte mi mangio le unghie e altre mi metto le dita nel naso, ma non è mai successo nulla.
Mi mancano i bambini e mi mancano anche i nonni. Sembrano molto tristi di non potermi vedere, mi appaiono ancora più soli di me, sono preoccupata per loro, non c è nessuno che li aiuta e il loro giardino appassisce.
Dio, lo sai che qualche sera fa abbiamo acceso una di quelle lanterne dei desideri che volano in cielo; il papà me l’ aveva comprata per il compleanno, ma poi l’ aveva nascosta così bene che non la trovava più e dopo sei mesi è ricomparsa dal disordine del garage.
La sera l’ abbiamo accesa e ho espresso un desiderio che forse non hai sentito bene perché c’ era un po’ di vento. Ho chiesto di tornare a giocare con le mie amiche del cuore e che tutti siano liberi e felici.
Allora, ci siamo intesi? Sono una bimba, si, ma non sono nata solo per pettinare le bambole, io”.

(Iaia, 8 anni)

Caro genitore,
Tu che ti sei fidato e rassegnato a chi ti ha raccontato che era giusto così,
Tu che hai accettato un clima di disumanità rivolta agli esseri che ami più sulla faccia della terra, per quanto ancora continuerai tacitamente ad isolarli, spegnerli, imbavagliarli, separarli da tutto ciò che è vita e vitale?
Come puoi limitarti a chiedere scusa, ad assistere a tanta ingiustizia?

Dobbiamo proteggere i nostri figli, anche dal trascinarli nella nostra sofferenza, sforzandoci sempre di metterci nei loro panni e prendere le decisioni solo con il nostro cuore e con l’amore incondizionato di cui siamo capaci, per il loro reale bene.

La battaglia per la felicità e il futuro dei nostri figli è una delle battaglie che vale la pena di affrontare.

Lisa Frassi
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