Bio(radio)grafia

Mi chiamo Lisa e vivo circa da una quarantina d’anni.
Provengo da una zona d’Italia che in passato era particolarmente favorevole alla vita dell’uomo; oggi lo è un po’ meno perché troppo densa di fabbriche, allevamenti intensivi, mezzi di trasporto e persone.
Cremona, una piccola cittadina isolata nella pianura Padana è il teatro della mia infanzia.
Sono figlia unica, mamma e papà lavorano tutto il giorno e quando s’ incontrano litigano, sia in privato che in pubblico, facendomi sentire un peso e mettendomi spesso in situazioni imbarazzanti.
Cresco dunque un po’ in disparte e piena di complessi. Sono allegra e sensibile ma imparo presto ad alzare muri per sopravvivere, assicurandomi però una certa distanza da tutto, tanto finisce sempre con il cielo che cade sulla testa e temo che far entrare nel cuore qualcuno possa espormi a rischi e pericoli di attacco e invasione.
Cresco tra mille sport, i cartoni animati, la musica di de Andrè e la radiocronaca domenicale della partita.
Alle elementari e alle medie sono sempre la più bassa della classe perché ho fatto la primina e sono avanti un anno.
La prima musicassetta che chiedo a Babbo Natale è ‘Like a Virgin’ di Madonna, seguono presto tutti gli altri suoi album, ‘Bad’ di Michael Jackson e apprezzo Whitney Houston, i Queen, i Beatles. Via via che cresco trovo sempre più espresso il mio disagio nel panorama grunge dei Nirvana e dei Pearl jam.
Ascolto i Guns n’ Roses, i Metallica, i Cranberries, gli ACDC e gli Skunk Anansie, apprezzo tutto il rock in generale e realizzo l’apice del mio interesse musicale partecipando al festival di Glastonbury, dove assisto estasiata a concerti di Bjork dei Rage Against the Machine, dei Red Hot Chilly Peppers, dei Blur, dei Green day oltre che dei Blind Melon eccetera, eccetera.
La mia educazione è di stampo cattolico; per anni mantengo una relazione con Dio ma presto mi stanco di confessare la mia intimità al prete. Preferisco piuttosto parlarci direttamente con Dio, la sera, nel calduccio del mio piumone, così non mi sento così sola.
Non credo che i miei genitori mi abbiano mai desiderato, non ricordo di aver mai giocato con loro o condiviso temi importanti; certo è che hanno fatto il possibile per volermi bene ed educarmi.
A 18 anni smetto di pregare preferendo la discoteca e cerco disperatamente di omologarmi, smussando i miei talenti e probabilmente offuscando la mia bellezza.
Esco dall’epopea scolastica fragile, immatura e insicura e soprattutto senza la minima idea di come fare per essere felice e prendermi cura di me e del mio corpo.

Dopo un paio di anni decido d’ iscrivermi all’università per studiare psicologia, esorcizzando così il mio timore d’ impazzire.
Si dice che per combattere una buona battaglia sia necessario conoscere il proprio nemico, anticipare le sue mosse e i suoi tempi, e così schivo sui libri la depressione e tutte le patologie derivanti dal mio albero genealogico.
Ritrovo dunque la musica, lasciata negli spartiti di pianoforte classico e nella persona di quell’ insegnante gobbo e triste che aveva cercato d’ insegnarmi pianoforte classico anni prima, mentre io ero troppo occupata a sciogliere i nodi dei miei pasticci familiari.
Scopro che la musica può essere gioia e carica, è un ottimo strumento per esprimersi e lavorare sulla propria autostima.
Inizio a cantare in un gruppo, il gruppo degli operai, lo chiamavano, e poi c’ero io che c’ entravo come un cavolfiore che trionfa in una tortiera a una festa di compleanno, ma è stato divertente e coinvolgente cantare una musica ballabile su così tanti palchi del nord Italia.
Poi mi laureo, mi specializzo, mi specializzo un’altra volta e nel tempo cerco di conciliare le due strade, quella della psicoterapia e del benessere con quella della musica.
Scrivo e pubblico due libri abbastanza carini ma forse ancora un po’ acerbi.
Nel frattempo succede un miracolo, ovvero m’ innamoro di un uomo che mi ama, con cui posso condividere un rapporto di scambio, armonia, musica, con cui finalmente mi sento in pace e non devo sempre sprecare lacrime ed energia in una lotta senza fine fatta d’ incomprensioni e riconciliazioni.
Riesco quindi a crearmi una mia dimensione, finalmente posso vivermi la famiglia che da qualche parte nell’anima ho sempre desiderato, prima una figlia e poi un piccolo Buddha biondo, la casa in Sardegna immersa in questa natura rigogliosa e generosa e tanti concerti di musica per l’anima.
La pratica dello Yoga, da sempre e per sempre mi accompagna. Mi formo per insegnarlo e un po’ lo insegno.
Ecco, sinteticamente mi sono rappresentata.
Benvenuti nel mio blog!

Lisa Frassi
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