Anestesia emotiva

E’ il 2021.
Tempi duri per la sensibilità umana.
È l’epoca della velocità del social network, del bombardamento e della strumentalizzazione mediatica; molti film esplicitano truci violenze gratuite, anche i cartoni animati espongono i piccoli spettatori a un susseguirsi di input negativi.
La musica è spesso ridotta ad un guazzabuglio di immagini sessualizzate, forse per ovviare alla banalità della composizione musicale.
È il 2021 e controlliamo il cellulare in media 200 volte al giorno.
Per sopperire alla nostra solitudine lasciamo la televisione accesa in sottofondo.
Pranzi, pomeriggi, cene e dopocena subiamo tragedie raccontate come gossip e una manipolazione mentale e di stati d’animo che non ha precedenti.
Mangiamo cronaca terrificante, siamo mucche da mungere confuse, non riconosciamo più il reale pericolo, la realtà dalla finzione.
Abbiamo bisogno di individuare qualcuno o qualcosa da colpevolizzare, qualcosa di vicino, di tangibile, per darci l’ illusione di poter controllare gli eventi.
Un controllo fasullo, bugiardo ed arrogante, completamente fuori strada.
Individuiamo il nemico nel vicino di casa, nell’ amico su Facebook, nelle emozioni in sé, nel diverso da noi.
Ci proteggiamo goffamente, o almeno ci proviamo, tutto scorre davanti ma non ci ferisce più, non turba, come se congelare il cuore fosse l’unico modo per sopravvivere.
Freddezza, apatia, distacco, difficoltà nell’ instaurare relazioni durature e mancanza di empatia sono tra le malattie dei nostri tempi.
Se è sempre stato difficile accettare e convivere con le proprie emozioni, per l’uomo del 2021 queste sono diventate vere e proprie minaccie e rimanere lucidi e distaccati sembra l’obiettivo necessario per lavorare, apparire ‘normali’ e per rimanere integrati nella società .
Dolore, paura, rabbia, piacere, sono queste le principali emozioni represse di chi soffre di anestesia emotiva.
Ci sono sicuramente persone più predisposte in quanto vittime di un’educazione rigida o di traumi nel passato, situazioni in cui sono state criticate, sovraccaricate o ferite proprio dalle figure di riferimento.
Eccomi lì. Ho dovuto scrivere parecchie pagine per riuscire ad entrare in contatto con le mie emozioni.
Perché poi quando ci si sente congelati si cercano le emozioni forti, perché la soglia del sentire è molto più alta e a quel punto nulla sembra più turbare.
Si cercano le relazioni distruttive, i contrasti, le montagne russe.
Sicuramente anche il diventare madre, il lavoro che faccio, l’ ascoltare le storie degli altri hanno contribuito a sviluppare empatia, per sciogliere tanti aspetti di me induriti da tanto tempo.
È il 2021. È crollata l’etica. La poesia, l’essenza profonda della vita, è caduta in disuso. E così la dolcezza. E così l’erotismo.
La fede. L’attesa. Lo scrivere le lettere su carta. Sono state abolite tutte le manifestazioni della comunità. Niente sagre.
Niente concerti. Nessuno spettacolo da condividere.
Come possiamo sopravvivere a tutto questo?
Se gli indiani d’America dicevano che separarsi dalla natura significava separarsi dal proprio cuore allora la strada per rimanere vivi è proprio quella di cercarla, frequentarla intimamente e rispettarla.
Utilizziamo le arti, la musica e la scrittura perché le emozioni sono pura energia, cavalli selvaggi da addomesticare, potenziale che può dare alla luce arte e progetti.
Rendiamoci sovversivi se le linee ufficiali sono in contrasto con la nostra etica, frequentiamo persone, ma facciamolo in tutta sincerità e franchezza, condividendo e parlando della sostanza della nostra anima.
Spegniamo la televisione, godiamoci solo i film che desideriamo vedere.
Cerchiamo la disciplina ma in ciò che è realmente utile a noi, alla salute del nostro corpo e della nostra anima.
Con la disciplina acquistiamo e prepariamo cibi che ci nutrono e che sentiamo essere benefici e gradevoli.
Prendiamo la luce del sole e, quando sopraggiunge la sera, rallentiamo il flusso delle azioni, delle scelte e soprattutto dei pensieri, perché la notte sia quieta e ristoratrice.
Impariamo a spegnere il telefono e riduciamo gli accessi ai social.
Buttiamo via le sigarette, ribelliamoci a chi ci vuole passivi e rassegnati per amarci sempre un po’ di più.
Giochiamo. Osserviamo i bambini per prenderne spunto. Giochiamo anche con lo sport, senza prenderci troppo sul serio.
Respiriamo profondamente tutto il bello che c’è intorno, prendiamo le distanze dal male, soffriamo con chi soffre per poi benedire tutto ciò che di meraviglioso riguarda la nostra vita.
Ecco credo che utilizzare la disciplina nel modo giusto sia essenziale.
Disciplinarsi non è sopprimersi, tutto il contrario. Disciplina è volontà, di star bene.
E’ sfruttare tutto ciò che siamo e che abbiamo intorno al meglio e a nostro favore.

Lisa Frassi
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