Tutto scorre

Oggi qui piove e la natura gioisce sotto questo ticchettio antico che concilia il ritiro e l’introspezione.
Niente bimbi, niente schiamazzi, niente domande incalzanti.
Tutto favorisce lo scrivere, eppure è difficile ritrovare il modo di esprimersi quando per tanto tempo ti viene chiusa la bocca.
È come quando apri la porticina della gabbia del canarino, gli offri la libertà e lui altro non fa che rimanere lì dov’è, confuso e abituato alla passività.
C’è stato il dolore, la sensazione di allarme, l’emergenza, poi la cura, l’informazione, la sensazione di tradimento e, finalmente, il segno dell’esperienza può essere integrato in noi e restituirci la forza.
È il momento di scorrere come questa pioggia, di seguire quel flusso energetico coerente al cambiamento dei tempi.
Ognuno di noi diventi responsabile e parte attiva della propria vita e della propria scelta.
Essere radicati e forti non è per tutti, molti vivranno una vita come foglie al vento, foglie che si sono fidate e affidate per poi essere tradite e soffiate via in un battibaleno.
Se hai un lavoro statale oggi sei un soggetto sotto un ricatto a cui è difficile resistere; Come si può rinunciare al posto fisso per conservare l’autonomia economica della propria famiglia?
Come ci si può dichiarare liberi quando per una vita ci si è affidati ad uno stato che ha giurato di volerti bene e curare i tuoi interessi? Cosa deve succedere per vedere il mondo con nuovi occhi e riprendersi la propria dignità?
Ieri ho visto un film, come sempre rimane una frase, un suggerimento per una diversa chiave di lettura della vita.
Come sarebbe se sul telefonino di ognuno di noi arrivasse un messaggio in cui viene dichiarato il tempo che rimane da vivere?
Come sarebbe se fossimo certi di disporre ancora di sei anni di vita piuttosto che di venti oppure solo otto giorni?
Cosa faremmo e come, consapevoli di avere quel tempo in cui vivere, esprimersi e accogliere?
Certo smetteremmo di correre come criceti incastrati in una piccola ruota metallica.
Smetteremmo di delegare, iniziando a porci domande più profonde e contemplando la bellezza della vita e di ogni attimo.
Forse quelle macchine da guerra che avanzano inesorabili senza neppure curarsi delle leggi da loro create ci passerebbero quasi inosservate, tutto perderebbe la capacità di minacciarci e certo saremmo meno controllabili e previdibili.
Non lo so quando e se arriva.
Non so neppure dove si nasconda, in questo momento, quell’eroe, l’illuminato, il cavaliere mascherato senza nulla da perdere che ad un certo punto ci salva tutti quanti.
Non so perché nei film viene tanto usato questo personaggio e invece nella realtà non arriva.
Forse semplicemente per una qualche memoria antica di una mamma che ci risolve tutti i problemi. Forse perché pensiamo che delegare agli altri sia più semplice, oppure semplicemente abbiamo più stima e fiducia in qualcos’altro piuttosto che in noi stessi.
Prima abbiamo i genitori che sanno come si fa. Poi ci sono i maestri che indottrinano con migliaia di informazioni che poi ci dimentichiamo.
Poi ci sono i capi, i referenti, non dico i politici perché quelli non sono persone ma macchine esecutive.
Tutta la vita deleghiamo a qualcuno il sapere e l’operato.
Possiamo diventare migliori di qualsiasi qualcuno, armandoci di informazione, comprensione, coscienza, responsabilità e amore. Possiamo diventare talmente forti da essere degni.
La storia insegna che una dittatura non può perpetuarsi, che qualcosa ad un certo punto deve pur accadere.
Di eroi non ne vedo da qui all’orizzonte.
Possiamo diventarlo tutti, appellarci alla ricchezza della storia, dell’esperienza individuale e soprattutto al diritto naturale, a quel senso di giustizia profondo che vive nel nostro animo.
So che gli esseri umani sono luce e sono ombra.
Ma siamo capaci di grandi gesti, di tolleranza, di perdono, possiamo accogliere le diversità altrui, siamo fragili e facilmente pilotabili e purtroppo questo è uno dei nostri più grandi limiti, ma poi nelle esperienze di dolore e di crisi possiamo ritrovare il meglio che c’è nel profondo del cuore, così offuscato dalla vita ripetitiva di ogni giorno che s’ imbottisce di inutilità e di piccoli gesti di controllo per esorcizzare la nostra finitezza, la morte.
Una standing ovation a chi ha sacrificato la vita per la nostra libertà, anche di pensiero ed espressione, per i nostri diritti, per la dignità di noi nipoti e lontani discendenti.
Grazie agli antenati. Grazie alle vite il cui sacrificio ha permesso momento storici migliori di questo.

Lisa Frassi
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