Raccolgo i baccelli dall’ orto, sgrano qualche pisello sul posto, sono irresistibili.
Taglio foglie di cicoria, cavolo nero e cavolo cappuccio, ciò che rimane tra tante infestanti, alcune di loro commestibili.
Ero piccola quando i miei zii mi portavano nell’ orto e sentivo tutti quei profumi di vita, tra la terra, nelle campagne.
La zia Carla non aveva figli, qualche nipote tra cui me, era la regina del cibo semplice preparato con amore, tutto ciò che di buono sprigionava da quella piccola e umile cucina affacciata su un balconcino del quarto piano.
I miei genitori lavoravano, li vedevo stanchi, esauriti, senza piacere nel prendersi cura del nido famigliare.
Sono cresciuta tormentata ma custodendo nel cuore la vera ricchezza che poche determinanti figure di riferimento mi hanno passato.
Oggi colgo i frutti di alcune scelte drastiche che ho attuato, scelte coerenti, fatti che hanno strutturato idee e parole.
Respiro questa campagna di straordinaria bellezza guadagnatami con coraggio e mi scopro appassionata della semplicità della vita.
Quei semi preziosi che qualcuno mi aveva sparpagliato nel cuore sono fioriti.
Quando mi perdo nella terra, nei giardini e fiori, nella semplicità dei miei bimbi non ho più bisogno di altro.
Ho deciso di disconnettermi dai social.
Per tanti motivi.
Potrei dirvi perché credo ci sia bisogno di gesti coraggiosi, non solo di parole.
Potrei dirvi per la censura sempre più attuata e una dittatura che ormai si è fatta avanti oltre le righe.
Potrei argomentare che i social sono una calamita studiata per sottrarre tempo, per rendere inquieti e perennemente insoddisfatti, per fomentare aspettative, per dominare il cervello con pensieri che non sarebbero i tuoi. Ed è certamente frustrante che di 5000 amici solo pochi intercettino l’ energia che ci si mette dentro.
La verità è che sono stanca di tutto questo, e che senza vivo in pace.
Non c’ è niente di più bello di ciò che c è fisicamente intorno a me e non ho bisogno di rifugiarmi in una realtà virtuale.
Preferisco doparmi facendo una corsa o praticando yoga.
Il futuro per noi è la rete ma non i social, che ci hanno illuso di fornire un servizio gratuito, eppure mamma ce l’ aveva detto che nessuno da niente per niente.
Siamo studiati, schedati, controllati e rimaniamo null’ altro che merce.
La scelta migliore che si possa fare oggi è comprarsi un pezzo di terra con acqua, scegliere un compagno, una compagna con cui condividere un progetto di sostenibilità e magari fare uno o due marmocchi, se il tempo cronologico, la genetica, le vicissitudini della vita lo permettono.
E creare una rete, con persone similari come ideologia e stile di vita e differenti per professionalità. Creare una rete locale che permetta scambi, relazioni positive, confronti e reciproco sostegno.
Tornare al passato dunque, alle comunità di un tempo, al chiedere e dare aiuto, tornare all’amore e alla gratitudine verso la Terra, con la consapevolezza di aver vissuto ben diversamente negli ultimi tempi, un costante driblare il presente e perennemente scappando dalla propria dimora cementificata, luogo dove si appoggiano grucce e scartoffie, senza che essa possa essere il centro reale della nostra vita.
“Mamma io tanta tu. Io tanta tu”.
Il mio piccolino vuole dirmi che desidera stare con me tanto, perché la gioia più grande di un figlio è stare con i propri genitori. Viverli.
Qualche anno fa è stato condotto uno studio per determinare quanto tempo di qualità i padri di ceto medio trascorrevano con i figli.
Dallo studio è emerso che il padre trascorre circa 37 secondi di tempo altamente qualitativo con i propri figli, rimandando sempre ad una condizione più favorevole.
“Quando il lavoro me lo permetterà, quando avrò meno pressioni, quando starò meglio economicamente, quando sarò meno stanco”, eccetera eccetera, queste le giustificazioni. Eppure nessuno ha la garanzia che il proprio domani arrivi e che esso sia terreno più fertile dell’ oggi.
Quindi inizia il mio percorso di disintossicazione dai social, ci vorrà tempo per togliermi i condizionamenti, le abitudini.
Tornerò a leggere, lascerò il telefono abbandonato in un angolo della casa senza che questo aggeggio s’ interponga costantemente nelle mie relazioni con i figli e con gli altri.
Sono certa che si sentirà solo senza di me, orfano di quel lavorio di logaritmi volto a crearmi offerte personalizzate a cui si era pigramente abituato.


