La speranza vive ancora?
Oppure ci siamo tutti arresi all’ osservazione del mondo come passivi spettatori?
Meglio sperare o non sperare affatto?
Ed in che cosa poi, in un mondo migliore,
che qualcuno ci salvi, che qualcuno agisca per noi?
La speranza illumina il giorno, riscalda il cuore, è contagiosa.
Essa risiede nell’ animo umano ed è suscettibile ed influenzabile dal mondo esterno.
Non c’è nulla che più la soffochi di qualcuno che ha smesso di sperare.
La speranza soffre per chi la ignora.
Ci rimane male.
Ma poi basta poco.
La speranza è quella forza che nella vita ci fornisce la spinta giusta per affrontare le sfide quotidiane, anche quelle più difficili.
Essa ha animato ricercatori, studiosi, guerrieri, sognatori, esploratori. Accompagnarla con azioni concrete la rende forte e credibile, affidarla alle persone, all’ azione o al contesto sbagliato la mortifica.
C’ è una storiella che mi ha fatto sorridere e riflettere. Parla di un caprone che passeggiando trova per strada un bel un cappello di feltro rosso e lo indossa; una delegazione di pecore, incrociandolo e notando la nobiltà del suo portamento, si rivolge a lui:
-Grande saggio, abbiamo caldo e sete, quando potremo rinfrescarci?
Non sapendo che dire il caprone si tocca il cappello e farfuglia:
-Dopo il sole verrà la pioggia…
Le pecore rimangono rassicurate da quelle solenni parole e, qualche giorno dopo, sotto un acquazzone, osannano il caprone per la sua saggezza offrendogli doni e lusinghe.
Il caprone trova la situazione piuttosto piacevole e ci prende gusto con i suoi oracoli misteriosi. Quando il gregge si lamenta di aver esaurito l’erba da brucare, il caprone consiglia di cambiare vallata, quando la pioggia inzuppa la lana, lui assicura che presto sarebbe venuto il bel tempo. E così via.
Queste parole, dette da uno che portava il cappello, erano sufficienti per far tornare la speranza.
Per un po’ può essere rassicurante delegare le grandi scelte e l’orientamento della propria vita a qualcuno che occupa una poltrona o semplicemente che indossa un cappello o una toga.
Abbiamo bisogno di guide, anche se il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo dobbiamo attuarlo prima dentro di noi.
Abbiamo bisogno di persone di cuore e cultura che diano messaggi evoluti, rassicuranti, che siano modelli positivi per alimentare quel fuoco sacro.
Non possiamo più permetterci di dirottare tutta la nostra speranza in quel buco nero che ormai è rappresentato dalla politica e dalla burocrazia; ci sono luoghi talmente bui e complicati in cui non si cava un ragno dal buco. Nulla di buono.
Chi vi entra a farne parte lascerà per sempre la speranza di poter migliorare qualcosa o mantenere spirito critico.
L’accesso pare di sola andata, proprio come nel terzo canto dell’ inferno descritto da Dante.
Io trovo solo questo nella politica di adesso.
Mi sono chiesta perché alcune persone che ho incontrato e che, per un certo periodo ho anche ammirato, entrate nel macchinone della politica, non si siano mai azzardate a mettere in dubbio decisioni folli prese da burattinai molto più in alto di loro.
Come possono i figli e i nipoti di chi ha lottato per la democrazia accettare tacitamente la privazione di diritti fondamentali per cui i loro parenti hanno lottato anni prima?
Dov’è finita la loro speranza? Forse risucchiata da quel buco nero che ha smesso da tempo di occuparsi delle famiglie e del bene della gente.
La speranza esiste da sempre, da quando gli uomini progettano il futuro, nasce dalla capacità di immaginare un evento prima che questo si compia.
La si può trovare in un libro, in una canzone, nei giochi dei bambini. In un germoglio che spinge e affiora trionfante dal cemento.
È nel rosso della sera, in un temporale estivo, nella resilienza degli esseri umani.
In un campo fiorito o dorato nel tepore primaverile.
La speranza è l’aspettativa di qualcosa di buono, incerto ma probabile o perlomeno non impossibile.
Come nella canzone di Lucio Dalla, “Caro amico ti scrivo'”, che poi non s’ intitola così ma sarebbe “L’ anno che verrà'” ma tutti la conoscono così.
“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
E si sta senza parlare per intere settimane,
E a quelli che hanno niente da dire
Del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando
Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
Ogni Cristo scenderà dalla croce
Anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l’amore ognuno come gli va,
Anche i preti potranno sposarsi
Ma soltanto a una certa età,
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
Saranno forse i troppo furbi
E i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento
Di essere qui in questo momento,
Vedi, vedi, vedi, vedi,
Vedi caro amico cosa si deve inventare
Per poterci ridere sopra,
Per continuare a sperare…”.
Finché saremo al mondo inventeremo sempre qualcosa per continuare a sperare.


