Ho trovato qualcosa di profondamente umano nel film Crash, contatto fisico.
Le vicende e la quotidianità dei personaggi diversi come ceto, educazione, pelle, appartenenza s’ intrecciano con un filo conduttore che è probabilmente è la rabbia inespressa.
La bellezza di questo film è che non ci sono i buoni e i cattivi ma azioni etiche dettate dal cuore e dai buoni propositi e azioni cattive, frutto del malcontento, della paura, della frustrazione che vivono i singoli personaggi.
Capita a tutti di sentirsi profondamente bene e in armonia con l’ universo, alternando a questo stato d’animo ben disposto giorni grigi e storti in cui, per stanchezza o distrazione, ci perdiamo in errori grossolani.
Quindi sorvoliamo e ci dimentichiamo del nostro in modo di essere, se si tratta di noi.
Tendiamo invece a stigmatizzare gli altri per come li abbiamo visti in una determinata situazione passata; li identifichiamo con dei tratti caratteriali fissi inscalfibili dalle intemperie e dal tempo.
E quindi li giudichiamo, poco propensi come siamo al perdono e al reciproco confronto.
Eppure possiamo confermare attraverso la consapevolezza di noi stessi, che siamo in continuo cambiamento, che le nostre azioni sono sempre diverse in base agli stati d’animo e alla predisposizione che abbiamo in quel momento
Non fermiamoci al pregiudizio di volere identificare le persone con quella frase o quell’ atteggiamento notato il tal giorno, perché siamo molto di più di questo.
Siamo capaci di azioni profonde che riscattano i nostri errori.
Osserviamo una donna o un uomo nella sua totalità, nel suo cammino, ricordandoci che le persone si conoscono con il tempo.
La compassione per sé stessi non è probabilmente mai abbastanza, ma è importante cercare di provarci anche con gli altri.



