C’era una volta un Re che credeva fosse utile conoscere i pensieri dei suoi consiglieri più stretti, gli amici, la famiglia, persino i sudditi.
Credeva che, se avesse potuto essere nelle loro teste, avrebbe governato meglio e così fece un patto con il diavolo.
Lì per lì non è che si fidasse troppo del diavolo, convinto che, per quel dono tanto prezioso, egli avrebbe chiesto qualcosa di terribile in cambio.
Invece il male nulla volle per investire il Re di quel potere.
E fu così che il sovrano iniziò a sentire i pensieri dei suoi cari e dei suoi nemici, il timore verso di lui, l’ invidia, il rancore, la menzogna.
Questo gli portò sofferenza e capì che il diavolo lo aveva maledetto con quel potere spacciato per gratuito.
Perse la spensieratezza, pensò anche di farla finita ma poi gli apparve un angelo che, testimone della sua buona fede, gli restò accanto e cancellò la maledizione.
Oppure gli insegnò a conviverci, se preferite.
Gli angeli? sono la natura, il silenzio, sono i figli, sono i fogli su cui scrivere, le note, le persone pure e autentiche.
È il mare che respira, le nuvole che scorrono.
L’ amore incondizionato.
Il raggio di sole che scalda in una giornata d’ inverno.
Ci sono persone particolarmente sensibili che subito sentono i pensieri degli altri. Possiedono il dono del sesto senso, un spiccata sensibilità. Certo questo potrebbe giocare in loro sfavore in un’ottica in cui gli osservatori modicano il campo e le leggi del campo.
Pensiamo ad un auditorio pieno di gente e noi che stiamo per parlare, il nostro discorso dipende anche dalle emozioni, dall’ostilità o dalla favorevolezza della platea.
Oppure una qualsiasi azione che facciamo dipende anche dalle variabili del contesto e da chi osserva.
Ecco un altro esempio: se incontriamo una persona a cui sentiamo subito di stare antipatici diremo senz’altro qualcosa di fuori luogo.
Che fare dunque se si possiede il dono del Re? Curiamo la nostra presenza in quel momento con il respiro e la concentrazione.
Oppure ci togliamo da lì se l’ atmosfera è troppo ostile e tagliente per noi.
Oppure trasformiamo la scena attraverso di noi, la nostra simpatia, l’ empatia, la volontà, la parole, forti del nostro sentire che è diventato un alleato.



